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Di Ruscio e il paese dei Barbagianni PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Sandroni   
sabato 12 aprile 2008
soldiHo provato a capire quello che è successo al Comune di Fermo dopo che è esplosa la questione “derivati” e le perdite che la città intera sarà (speriamo di no) costretta a subire nel prossimo futuro. Ho letto un po’. Ho cercato di riportare alla memoria vecchie conoscenze finanziarie di quando ero studente (dalle quali, però, è trascorso purtroppo tanto tempo). Nel cercare una sintesi mi è venuto in aiuto un vecchio libro, che apparentemente non ha nulla a che vedere con le complicate operazioni finanziarie del Comune di Fermo, ma che invece è uno dei pochi chiari saggi di cultura economica contemporanea: Pinocchio. Ricordate Mangiafoco? Ebbene il burbero Mangiafoco, apparentemente personaggio negativo che vuole bruciare Arlecchino per cuocere la cena, commosso dal racconto di Pinocchio gli regala (e questo “dono” è l’unica operazione finanziaria positiva dell’intero racconto) cinque monete d’oro. Bene. Che fa Pinocchio ora che è diventato “un gran signore”? Investe. Sollecitato da due consiglieri finanziari di chiara fama, gli advisors Gatto e Volpe (“che brave persone!”), decide di collaborare al piano finanziario proposto per moltiplicare i suoi cinque denari. Il piano, del resto, è semplice e degno di fiducia: non può che esprimere serietà e sicuro affidamento chi propone di portare i soldi nel “paese dei Barbagianni” (i barbagianni sono parenti agli allocchi, si sa) e piantarli nel “campo dei miracoli”, quel campo benedetto che, dopo essere stato ben innaffiato, farà crescere la pianta delle monete che le moltiplicherà a perdita d’occhio.

Già, ma quante esattamente? «È un conto facilissimo, - rispose la Volpe, - un conto che puoi farlo sulla punta delle dita. Poni che ogni zecchino ti faccia un grappolo di cinquecento zecchini: moltiplica il cinquecento per cinque e la mattina dopo ti trovi in tasca duemila cinquecento zecchini lampanti e sonanti - Oh che bella cosa! - gridò Pinocchio, ballando dall’allegrezza ».

Però, è ovvio, i consulenti chissà quanto vorranno essere pagati! Ma no, «noi, - riprese la Volpe, - non lavoriamo per il vile interesse: noi lavoriamo unicamente per arricchire gli altri». Che brave persone, pensò Pinocchio!

È evidente che in questo racconto, ma anche nella realtà dei fatti fermani, la responsabilità più evidente è quella del Gatto e della Volpe. Anche il Sindaco Di Ruscio se ne è accorto, chiedendo ai legali di intervenire contro l’UniCredit che ha proposto male, dice lui, l’operazione finanziaria. Per fare una pessima battuta, ha sentito “Profumo” di truffa: le Banche stanno sempre più diventando associazioni a delinquere. E Pinocchio?

Tra questo racconto e la realtà dell’utilizzo degli strumenti derivati fatto dall’amministrazione Di Ruscio a Fermo ci sono delle differenze. Le cinque monete d’oro di Pinocchio sono, nel Comune di Fermo, debiti, quattro soldi, non certo da “gran signore”. I conti non sono affatto facilissimi, anzi decisamente complicati. L’utilizzo di questi strumenti finanziari è previsto dalla normativa (ambigua, lacunosa e con un percorso irresponsabile a macchia di leopardo) e, ad alcune rare condizioni, anche utili da sottoscrivere.

Una grande differenza, comunque, è che Pinocchio investiva i “suoi” soldi, non quelli di altri. Se avesse avuto una perdita, come il povero Pinocchio ha avuto, ci avrebbe rimesso di suo.
Queste differenze, però, non muovono di un millimetro le gravi responsabilità amministrative del sindaco-Pinocchio. Come diavolo ha fatto a fidarsi di consulenti che davano pareri su un prodotto venduto da loro stessi? Anche mio figlio di sette anni sa che non ha senso chiedere al macellaio se la sua carne è buona: per chi vende, la sua merce è la migliore del mondo e non può che fare bene a chi la compra. Può un ingenuo Pinocchio, continuare ad amministrare una città con queste accortezze? Quanti “campi dei miracoli” dovremmo coltivare ancora per diventare completamente un “paese dei Barbagianni” ed assoggettarci a tutte le volpi del mercato globale? Tra quanto arriverà Lucignolo per portarci tutti al “paese dei balocchi” e trasformarci in utili somari?
E non ci racconti che la responsabilità è solo delle banche. Le bugie, diceva la Fata turchina, oltre al naso lungo hanno anche le gambe corte. Problema, quest’ultimo decisamente complicato per chi ha avuto intenzione di fare il passo più lungo della gamba.

Francesco Sandroni
già consigliere comunale
membro dell’Unione Comunale del Partito Democratico

 
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