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L'opposizione che vorremmo PDF Stampa E-mail
Scritto da Peppino Buondonno   
sabato 28 ottobre 2006
L’ opposizione che vorremmo serve a costruire la città che vogliamo. Non è fine a se stessa, non si culla nelle proprie certezze, non dimentica che l’opposizione serve a cambiare gli equilibri politici e a riportare al governo della città le idee, i metodi ed i valori in cui crediamo. Non è né recriminazione ottusa e presuntuosa contro i cittadini che non ci hanno votato e riconosciuto, perché non ci “hanno capiti”, ma si sforza, semmai, di capire le ragioni di una sconfitta; né, d’altra parte, pur comprendendoli ed analizzandoli, si adegua ai valori ed all’idea della politica che sono prevalsi in questa città.

 

L’opposizione che vorremmo sa che l’opposizione, seria, non comporta meno responsabilità del governo, né minore fatica; per questo non può che essere lavoro comune, costruzione collettiva e appassionata, non minoritaria o personalistica testimonianza. Non “abbaia alla luna”, ma entra nei processi sociali e cerca di determinarli. Ha la consapevolezza di dover rappresentare una grande fetta della città e del territorio; non solo quel 44% delle amministrative, ma assume come orizzonte i risultati delle politiche e del referendum e, poi, parla a tutta la città, ad ogni sua piega a tutto il suo tessuto, alle sue aspirazioni migliori.

 

L’opposizione che vorremmo non è subalterna accettazione della sconfitta, rinunciatario ed opportunistico piegarsi ai metodi di chi ha vinto e governa; non salta culturalmente sul carro che l’ha appena travolta, perché, tra l’altro, vorrebbe dire che su quel carro c’era da tempo o aspirava ad esserci. Non pensa che, siccome ha perso, le proprie idee, proposte, valori sono un fardello da cui liberarsi per inseguire chi ha vinto ed assomigliargli. Non sceglie in base alla paura che gli elettori pensino: “ecco, questi non hanno capito di aver perso”, ma sceglie in relazione a ciò che ritiene giusto ed utile per la città, in base a quello che i cittadini, domani, potrebbero arrivare a pensare e condividere, se qualcuno proponesse loro un diverso punto di vista.

 

Non è un’opposizione “costruttiva” perché ogni tanto, in Consiglio vota con la maggioranza o si appiattisce su essa, per sentirsi, in modo subalterno, maggioranza essa stessa, per allontanare, in modo puerile lo spettro di essere identificata come opposizione “preconcetta” o “negativa” o “distruttiva”.

 

L’opposizione che vorremmo è “costruttiva” perché cerca di costruire una proposta alternativa della città e della politica, perché vuole costruire un tessuto critico e democratico, perché non ha paura di essere opposizione, cioè non rinuncia alla funzione formativa, educativa, senza la quale la politica perde ogni scopo democratico e collettivo; sa, invece, che, per quanto lungo, è un compito necessario, produttivo, il solo in grado di contrastare una futura egemonia politica della destra nel nostro territorio.

 

L’opposizione che vorremmo, dunque, non ha paura di essere opposizione, perché, allo stesso tempo sa di essere, se pure indirettamente, governo dei processi sociali, proposta alla città, al territorio, alle forze economiche, ai giovani, di un modello di sviluppo giusto, equilibrato, condiviso; di una politica partecipata e viva, concreta e, pure, coerente con i propri presupposti ideali.

 

L’opposizione che vorremmo non dimentica in un cassetto il programma di governo con cui ha chiesto consensi ai cittadini, come fosse carta straccia; anzi, non limitandosi a contrastare, magari nella solitudine del Consiglio comunale, le scelte della destra, lo pone al centro della propria iniziativa: dai temi della partecipazione e della democrazia, del bilancio partecipativo, a quelli dello sviluppo e delle scelte urbanistiche territoriali, ai bisogni e diritti sociali, alle proposte per i quartieri. Coerentemente con ciò che ha scritto, tira fuori, di nuovo, le sue proposte per Fermo ed il fermano e cerca, su esse, di costruire una nuova mobilitazione, un interesse collettivo, relazioni con il mondo delle associazioni, dei centri sociali, con le circoscrizioni, con la Provincia e la Regione, il governo nazionale e, soprattutto, con gli altri Comuni del territorio.

 

L’opposizione che vorremmo sa che deve dialogare con le forze sociali e i cittadini, sempre; essere percepita come un interlocutore attento ed informato; sa, anche per la sconfitta recentemente subita, che la credibilità,  come forza di governo futura, si costruisce nel lavoro politico e sociale di anni, non in pochi mesi; sa che deve tornare a piantare nuove e profonde radici nella città, là dove, oggi, le ha piantate questa destra populista, dove la gente sta, dove si aggrega, senza presunzioni ma con la certezza di un proprio progetto alternativo.Sa di avere del tempo, ma non moltissimo e, dunque, sa di non doverne perdere, perché la provincia di Fermo e, poi, una nuova città si costruiscono già negli equilibri che si sapranno determinare nei prossimi due anni.

 

L’opposizione che vorremmo non trascura il fatto di aver ottenuto la maggioranza in tre circoscrizioni su cinque e, dunque, in coerenza con il proprio programma e contro i tentativi della destra di svuotarne il ruolo, cerca tenacemente di renderle attive, vigili, propositive; di attuarne la funzione partecipativa che abbiamo loro assegnato nel farle nascere.

 

L’opposizione che vorremmo non disperde, pur nelle sue mille contraddizioni, il clima ed il lavoro unitari che ha saputo costruire; fa leva sulla forza democratica dei partiti, ma non si chiude al loro interno, non li considera una gabbia, cerca di aprirli alle altre forme di aggregazione sociale e politica, alle persone, alle idee; cerca di rinnovarli, contrastando la tendenza che, in parte, stanno acquisendo, di essere strumenti che si auto - conservano o promuovono carriere personali.

Nell’opposizione che vorremmo, i partiti del centro sinistra sanno mantenere la propria articolazione e diversità culturale pur cercando, con sapienza e solidarietà, ciò che li unisce nei bisogni reali di un territorio, nei comuni orizzonti ideali, ricordando lo spirito delle migliaia di fermani che hanno votato alle primarie e che chiedono unità e rinnovamento.

 

 

L’opposizione che vorremmo non si fa dettare la propria agenda dalle scelte della destra al governo, limitandosi a qualche intervento, più o meno critico, in Consiglio o sulla stampa (se glielo pubblica!), ma cerca di imporre temi, proposte e idee nella città, nei quartieri, tra le forze sociali; riscoprendo, certo in forme nuove, il gusto della militanza e dell’aggregazione politica; si costruisce, cioè, prima di tutto, nella città, riproponendo in sede istituzionale idee e battaglie che sa produrre fuori; non si fa rinchiudere nella palude di un Consiglio comunale dove i numeri e gli interessi di chi è in maggioranza rendono spesso inutili i pur doverosi sforzi di chi si oppone. L’opposizione che vogliamo non disperde il lavoro fatto nella campagna elettorale, le proprie elaborazioni, le energie nuove e fresche che, in pochi mesi, con un raro esempio di lavoro collettivo, ha saputo risvegliare e mobilitare; non dimentica le facce, i sorrisi e gli entusiasmi di chi ha creduto e crede di poter cambiare, di chi, magari per la prima volta, ha avuto fiducia nella politica e nella democrazia.

Peppino Buondonno (per “la città in comune”)

Ultimo aggiornamento ( sabato 10 marzo 2007 )
 
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